SPESE DI RIPRODUZIONE NEGLI ACCESSI AGLI ATTI: OBBLIGO DI MOTIVAZIONE PER L’AMMINISTRAZIONE
In materia di accesso agli atti amministrativi, la richiesta di costi di riproduzione da parte delle pubbliche amministrazioni non può essere generica né automatica, ma deve essere adeguatamente motivata. Il principio, ribadito dalla giurisprudenza amministrativa e dai più recenti orientamenti in tema di trasparenza, rafforza il diritto dei cittadini a conoscere e controllare l’operato degli enti pubblici senza subire oneri ingiustificati.
Le spese richieste, infatti, devono essere proporzionate e correlate ai costi effettivamente sostenuti per la riproduzione dei documenti. Non è sufficiente indicare un importo forfettario: l’amministrazione è tenuta a specificare i criteri utilizzati per la quantificazione, dimostrando che la cifra richiesta non costituisce una barriera all’esercizio del diritto di accesso. In assenza di tali chiarimenti, la richiesta economica può essere contestata dal richiedente.
Questo orientamento si inserisce nel più ampio quadro normativo volto a garantire trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.
L’accesso agli atti, infatti, non rappresenta una concessione discrezionale, ma uno strumento di partecipazione e tutela riconosciuto dall’ordinamento. Per questo motivo, eventuali costi devono restare l’eccezione e non trasformarsi in un ostacolo, soprattutto quando l’istanza riguarda interessi diretti e concreti del cittadino.
La corretta applicazione di tali principi contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra amministrazione e utenti, assicurando che la trasparenza non sia solo un principio formale, ma una pratica reale e verificabile.