START UP IN FUGA DALL’EUROPA: PERCHÉ SEMPRE PIÙ IMPRESE SCELGONO DI CRESCERE ALTROVE

Nonostante un mercato potenziale di oltre 450 milioni di consumatori, l’Europa fatica a trattenere le proprie imprese più innovative. Secondo uno studio della Commissione Europea, condotto su più di 11mila aziende sostenute da venture capital, circa il 6% delle start up decide, dopo i primi anni di attività, di trasferire la sede fuori dai confini comunitari. Nella maggior parte dei casi — ben l’85% — la destinazione prescelta sono gli Stati Uniti.
Alla base di questa scelta non c’è tanto la dimensione del mercato, quanto piuttosto la complessità del contesto normativo europeo. Il mosaico di regole nazionali, fiscali e amministrative rende difficile scalare rapidamente il business su più Paesi, aumentando tempi, costi e incertezza. Al contrario, ecosistemi come quello statunitense offrono un quadro regolatorio più omogeneo, capitali abbondanti e una maggiore propensione al rischio, elementi decisivi per sostenere la crescita delle imprese tecnologiche.
A pesare sono anche le forti disparità tra i diversi territori europei, che creano condizioni competitive non uniformi e penalizzano le realtà insediate in contesti meno favorevoli. Ne deriva un progressivo drenaggio di competenze, investimenti e innovazione, con ricadute negative sull’occupazione qualificata e sulla capacità del continente di affermarsi nei settori strategici del futuro.
Il fenomeno rappresenta un campanello d’allarme per le istituzioni europee, chiamate a semplificare le regole, armonizzare i mercati e rendere l’ecosistema più attrattivo per chi vuole fare impresa. Senza interventi strutturali, il rischio è quello di vedere nascere in Europa idee promettenti destinate però a svilupparsi altrove, impoverendo il tessuto produttivo e tecnologico del continente.

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