AFFISSIONI PUBBLICHE, STOP AI CONTENUTI DISCRIMINATORI: ANCHE I MESSAGGI SOCIALI SONO PUBBLICITÀ
Nell’ambito delle pubbliche affissioni non esistono eccezioni quando si tratta di contenuti discriminatori. Anche i messaggi presentati come campagne sociali o iniziative di sensibilizzazione rientrano a tutti gli effetti nella categoria della comunicazione pubblicitaria e, come tali, devono rispettare le norme vigenti e i principi di tutela della dignità delle persone.
Il principio è chiaro: lo spazio pubblico non può diventare un veicolo per messaggi che possano risultare offensivi, discriminatori o lesivi dei diritti altrui. Per questo motivo le amministrazioni locali e i soggetti che gestiscono gli impianti di affissione hanno la facoltà – e in alcuni casi il dovere – di intervenire rimuovendo i manifesti che non rispettano tali criteri.
La distinzione tra pubblicità commerciale e comunicazione sociale, infatti, non modifica la natura del mezzo utilizzato. Un manifesto affisso in uno spazio pubblico ha comunque un impatto sulla collettività e deve quindi attenersi a regole che garantiscano rispetto, inclusione e correttezza del messaggio.
L’obiettivo non è limitare il dibattito o la libertà di espressione, ma evitare che strumenti destinati alla comunicazione pubblica vengano utilizzati per
diffondere contenuti che possano generare divisioni o alimentare discriminazioni. In questo senso, la rimozione di manifesti ritenuti offensivi rappresenta una misura di tutela dell’interesse generale e della convivenza civile.
In un contesto sociale sempre più attento ai temi dell’inclusione e del rispetto reciproco, anche la comunicazione pubblica è chiamata a mantenere standard elevati di responsabilità. Le affissioni, proprio perché visibili a tutti, devono contribuire a promuovere messaggi coerenti con i valori di una società aperta e rispettosa.