RATEIZZAZIONE ACCOLTA ANCHE OLTRE I 15 GIORNI: PER LA CASSAZIONE L’AZIENDA RESTA IN REGOLA CON I CONTRIBUTI

La regolarità contributiva può sussistere anche quando la procedura di rateizzazione viene definita oltre i quindici giorni previsti dall’invito dell’INPS. È questo il principio chiarito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6142 del 17 marzo 2026, che interviene su un tema particolarmente rilevante per imprese e datori di lavoro: la possibilità di accedere alle agevolazioni contributive in presenza di un DURC inizialmente negativo.
Secondo i giudici di legittimità, non può essere automaticamente escluso il beneficio contributivo quando l’azienda abbia presentato un’istanza di rateizzazione dei debiti previdenziali e questa venga successivamente accolta dall’INPS, anche se il provvedimento dell’Istituto arriva dopo il termine dei quindici giorni indicato nell’invito alla regolarizzazione.
La Corte richiama il quadro normativo previsto dal decreto ministeriale 30 gennaio 2015, che disciplina proprio le condizioni per il rilascio del Documento unico di regolarità contributiva (DURC). Tra le ipotesi in cui la posizione del contribuente deve essere considerata regolare rientra infatti anche quella delle rateizzazioni concesse dagli enti previdenziali.
In sostanza, il momento decisivo non è quello della scadenza dei quindici giorni, ma l’esito della richiesta di dilazione. Quando l’INPS accoglie l’istanza di rateizzazione, la posizione dell’impresa viene infatti qualificata come regolare a tutti gli effetti.
Ne consegue che il ritardo con cui l’ente previdenziale adotta il provvedimento non può penalizzare il contribuente, perché l’accoglimento della rateazione realizza la condizione richiesta dalla normativa per considerare sanata la posizione contributiva. Una precisazione che rafforza le garanzie per le imprese e chiarisce un aspetto spesso oggetto di contenzioso.

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