LAVORO NOTTURNO, FESTIVO E A TURNI: NOVITÀ FISCALI E CODICI TRIBUTO 2026

La circolare n. 2 del 2026 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito le modalità di gestione fiscale per il lavoro notturno, festivo e a turni, alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Le novità riguardano principalmente le detrazioni e i conguagli contributivi, con l’obiettivo di semplificare la gestione da parte dei datori di lavoro e garantire corretta tassazione dei compensi straordinari.
Il lavoro notturno, svolto generalmente tra le 22 e le 6, e quello festivo continuano a beneficiare di specifiche maggiorazioni retributive esenti da alcune trattenute fiscali. La circolare dettaglia anche le regole per il lavoro a turni, includendo le prestazioni frazionate su più giornate e la possibilità di cumulare le maggiorazioni.
Per la corretta dichiarazione e versamento delle imposte, l’Agenzia ha aggiornato i codici tributo da utilizzare nei modelli F24. Ogni tipologia di lavoro straordinario ha un codice specifico, utile sia per i contributi previdenziali sia per le ritenute fiscali. L’obiettivo è evitare errori di imputazione e facilitare la trasparenza dei compensi.
Tra le principali novità, la circolare sottolinea l’importanza di distinguere chiaramente le ore ordinarie da quelle straordinarie e di segnalare eventuali turni notturni o festivi nei cedolini paga. Questo permette una corretta applicazione delle detrazioni fiscali e delle maggiorazioni salariali, evitando contenziosi o sanzioni.
In pratica, aziende e consulenti del lavoro devono aggiornare i sistemi gestionali, inserendo i nuovi codici tributo e seguendo le istruzioni fornite dall’Agenzia. L’attenzione ai dettagli è fondamentale per garantire una corretta gestione fiscale e contributiva del personale, soprattutto in settori con alta incidenza di turni o lavoro notturno.
In sintesi, la circolare 2/2026 rappresenta un importante strumento di chiarezza per il lavoro straordinario, assicurando trasparenza e semplificazione nella gestione dei compensi, e conferma l’impegno del legislatore a favorire una maggiore equità tra lavoratori e imprese.

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