COMMERCIO ITALIA-USA: I DAZI CONTINUANO A FRENARE L’EXPORT
Nel dibattito sull’andamento del commercio tra Italia e Stati Uniti, il dato aggregato rischia di raccontare solo una parte della storia. Se a inizio 2025 le prime stime parlavano di un incoraggiante +7,2% dell’export italiano verso gli USA, l’analisi disaggregata per settori restituisce un quadro molto diverso, segnato da una contrazione complessiva dell’1,9%, pari a circa 863 milioni di euro in meno.
A trainare la crescita apparente è stato quasi esclusivamente il comparto farmaceutico, che ha registrato un balzo dei volumi del 54%. Un incremento rilevante, ma solo in parte strutturale. Secondo un’analisi condivisa anche da Unioncamere, il risultato sarebbe stato influenzato dal cosiddetto “front-loading”: molte imprese hanno anticipato le consegne prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi, determinando un picco temporaneo delle spedizioni e gonfiando i dati complessivi.
Depurando il dato dall’exploit farmaceutico, emerge invece una dinamica negativa, che colpisce in particolare le piccole e medie imprese del manifatturiero. Per queste realtà la flessione delle vendite verso il mercato americano è stata del 3,7%, equivalente a circa 1,3 miliardi di euro in meno. Un segnale che evidenzia come l’impatto delle tariffe continui a pesare soprattutto sulle aziende più esposte e meno strutturate.
Il dettaglio settoriale conferma la tendenza: rispetto al 2024, gli autoveicoli segnano un calo del 18,5%, il comparto mobili e arredo dell’8,2%, i prodotti in metallo del 7,9%, la chimica del 6,4% e alimentari e bevande del 4,5%. Numeri che delineano un rallentamento diffuso e mettono in discussione la solidità della crescita complessiva. Dietro il dato positivo aggregato, dunque, l’export italiano verso gli Stati Uniti mostra crepe che non possono essere ignorate.