CASSAZIONE: I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI SI CALCOLANO SULLA RETRIBUZIONE DEI CONTRATTI COLLETTIVI

La Suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 572 del 10 gennaio 2026, ha chiarito un punto cruciale riguardo alla determinazione della retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali. La pronuncia nasce da una controversia tra una società e l’INPS, nella quale l’azienda sosteneva che l’istituto previdenziale non avesse considerato la normativa dei contratti collettivi e la specificità del settore locale di riferimento.
La Corte ha accolto il ricorso della società, ribadendo che la retribuzione da cui calcolare i contributi non può essere inferiore a quanto stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale. Questo principio si applica al settore effettivamente svolto dall’impresa, tenendo conto delle differenze locali e nazionali definite dalla contrattazione collettiva.
In particolare, per le imprese radiofoniche e televisive, la Cassazione ha sottolineato l’importanza di valutare l’ambito dell’attività – locale o nazionale – così come indicato dai contratti collettivi specifici del settore. La decisione rappresenta un punto di riferimento importante per le aziende e gli operatori del comparto, stabilendo che la base contributiva non può essere discrezionale ma deve rispettare i parametri definiti dai contratti sindacali.
Con questa pronuncia, la Corte conferma la centralità della contrattazione collettiva nella determinazione dei diritti previdenziali dei lavoratori e chiarisce che l’INPS deve sempre tenere conto della specificità del settore e dell’area di operatività dell’impresa. La decisione avrà effetti concreti su tutte le controversie in cui la determinazione dei contributi sia contestata, offrendo un orientamento chiaro su come calcolare la retribuzione utile ai fini previdenziali.

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