REVOCA DELLA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ: LA SOSPENSIONE DEVE ESSERE EFFETTIVA, NON SOLO PREANNUNCIATA
Con la sentenza n. 33054 del 18 dicembre 2025, la Corte di cassazione ha chiarito un principio importante in materia di pensioni di reversibilità. La vicenda riguarda Caia, che aveva impugnato la decisione della Corte d’Appello, la quale aveva respinto la sua richiesta di annullamento dei provvedimenti con cui l’INPS aveva chiesto la restituzione di somme indebitamente percepite.
La ricorrente ha sostenuto che l’ente previdenziale, anziché sospendere concretamente la pensione in attesa degli accertamenti, si era limitato a preannunciare la revoca, procedendo poi direttamente alla cancellazione del beneficio. Secondo la Cassazione, invece, la sospensione dell’erogazione deve essere reale e non meramente formale.
Il principio affermato dalla Corte è chiaro: la sospensione temporanea della prestazione ha una funzione specifica, quella di sollecitare il pensionato e di avvertirlo delle conseguenze in caso di mancata comunicazione dei dati reddituali. Tale sospensione costituisce quindi un passaggio obbligatorio e preliminare rispetto alla revoca definitiva della pensione e al recupero delle somme indebitamente percepite.
In pratica, l’INPS non può limitarsi a inviare un avviso senza interrompere l’erogazione: la sospensione deve concretamente avvenire per rendere legittimo l’atto di revoca e tutelare il diritto del beneficiario. La decisione della Corte rappresenta un importante punto di riferimento per i futuri casi di revoca delle pensioni di reversibilità, sottolineando l’obbligo dell’ente previdenziale di rispettare procedure corrette e trasparenti.