RETRIBUZIONI IN CONTANTI: SANZIONI PER OGNI PAGAMENTO IRREGOLARE, NIENTE CUMULO GIURIDICO

Con l’ordinanza n. 6633 del 20 marzo 2026, la Corte di Cassazione interviene sul tema del pagamento delle retribuzioni in contanti, chiarendo un punto cruciale in materia sanzionatoria. I giudici hanno stabilito che, in caso di violazione dell’obbligo di tracciabilità previsto dalla legge n. 205/2017, non è applicabile il cumulo giuridico delle sanzioni. Ciò significa che ogni singolo
pagamento effettuato in modalità non conforme – ad esempio in contanti – costituisce una violazione autonoma, sanzionabile separatamente.
La normativa di riferimento, in particolare i commi 910, 911 e 913 dell’articolo 1, impone che le retribuzioni siano corrisposte attraverso strumenti tracciabili, come bonifici bancari o altri mezzi elettronici, al fine di garantire trasparenza e contrastare fenomeni di irregolarità e lavoro sommerso. La Cassazione, con una lettura sistematica delle disposizioni, ha evidenziato come l’intento del legislatore sia quello di assicurare la piena tracciabilità di ogni singola erogazione economica.
Di conseguenza, ogni pagamento non conforme integra una violazione distinta, con applicazione della relativa sanzione amministrativa entro i limiti previsti. La pronuncia rafforza quindi l’efficacia deterrente della disciplina, escludendo la possibilità per i datori di lavoro di beneficiare di un trattamento sanzionatorio più favorevole attraverso il cumulo giuridico. Si tratta di un orientamento destinato ad avere un impatto significativo nella gestione dei rapporti di lavoro e nei controlli ispettivi.

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