RAPPRESENTANZA O PUBBLICITÀ: COME DISTINGUERE LE SPESE AZIENDALI SECONDO LA CASSAZIONE
La distinzione tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità assume un ruolo cruciale nella gestione fiscale e contabile delle imprese. Secondo l’orientamento consolidato, il criterio principale per differenziare le due tipologie di spesa è l’obiettivo perseguito. Le spese di rappresentanza hanno come finalità principale l’accrescimento del prestigio e della notorietà dell’impresa, senza un immediato e diretto intento di incremento delle vendite. Esse mirano a consolidare l’immagine aziendale e a migliorare la percezione del marchio presso clienti, fornitori e stakeholder, generando effetti commerciali solo in maniera indiretta.
Al contrario, le spese di pubblicità sono orientate alla promozione diretta di prodotti o servizi, con l’obiettivo di informare i consumatori e stimolare le vendite. La differenza sostanziale risiede dunque nell’intenzione sottostante alla spesa: mentre la pubblicità mira a un ritorno economico diretto, la rappresentanza valorizza la reputazione aziendale senza attendersi un riscontro immediato sul fatturato.
Un elemento tipico delle spese di rappresentanza è la gratuità dei beni o dei servizi offerti, che contribuisce a rafforzare i rapporti con interlocutori esterni e a consolidare l’immagine aziendale. Tuttavia, questo aspetto costituisce solo un supporto al criterio principale basato sugli obiettivi e non rappresenta da solo il discrimine tra le due categorie. La comprensione di questa distinzione è fondamentale per una corretta gestione fiscale e per evitare contestazioni in sede di verifica, assicurando che le spese siano classificate secondo la loro reale finalità economica.