I LAVORATORI CHE POTRANNO ANDARE IN PENSIONE FINO A 7 ANNI PRIMA

Gli ultimi anni della carriera lavorativa diventano sempre più pesanti e sono in tanti a sperare che passino il più velocemente possibile. Il legislatore accanto a diverse ipotesi di accesso anticipato alla pensione, al verificarsi di determinate condizioni e requisiti, ha previsto anche l’Assegno straordinario di solidarietà.  Si tratta di prestazioni a sostegno del reddito a carico dei datori di lavoro destinatari dei Fondi di solidarietà di cui al D.Lgs. n. 148/2015. Tali assegni sono riconosciuti mediante accordi aziendali per accompagnare i lavoratori alla prima decorrenza utile di pensione entro 5/7 anni dalla cessazione del rapporto lavorativo. In particolare essi sono richiesti dal datore di lavoro a favore dei dipendenti a tempo indeterminato di aziende coinvolte in processi di riorganizzazione o ristrutturazione. Tali aziende sono quelle destinatarie dei Fondi di solidarietà del Credito ordinario, cooperativo, Tributi erariali, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Imprese assicuratrici e società d’assistenza. Nonché del Trentino.

QUESTI LAVORATORI POTRANNO ANDARE IN PENSIONE FINO A 7 ANNI PRIMA

La Legge n. 119/2016, per il personale dipendente delle aziende di credito, ovvero le banche, ha portato la durata della misura da 5 a 7 anni. Ma limitatamente agli anni 2016 e 2017. La Legge di conversione n.15/22 ha stabilito di estendere la durata massima da 5 a 7 anni anche per tutto l’anno 2022. L’INPS pertanto con il messaggio n. 3401/22 comunica la modifica anche del Regolamento del Fondo di solidarietà per la riconversione e la riqualificazione professionale. In particolare nella parte relativa alla durata massima dell’assegno straordinario di solidarietà per il personale del credito. Il fondo pertanto potrà erogare l’assegno per ben 7 anni per le cessazioni dei rapporti di lavoro che interverranno entro il 30 novembre. L’ultima decorrenza ammessa pertanto sarà il 1° dicembre con risoluzione del rapporto di lavoro dal 30 novembre. Pertanto questi lavoratori potranno andare in pensione ben 7 anni prima.

COME FUNZIONA E QUANTO SPETTA

La prestazione è finanziata dal datore di lavoro e corrisposta fino alla decorrenza della pensione. Essa spetta ai dipendenti che maturino i requisiti per la pensione entro il periodo massimo di 7 anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Durante tale periodo il datore deve versare alla competente gestione previdenziale la contribuzione utile per il conseguimento del diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia.

L’assegno sarà liquidato dal primo giorno del mese successivo a quello della cessazione del rapporto, indipendentemente dalla presentazione della domanda, col pagamento di eventuali arretrati. Cesserà di essere erogato alla sua scadenza senza trasformarsi automaticamente in pensione. Pertanto l’interessato dovrà poi presentare in tempo utile la domanda di pensione. Il valore dell’assegno è pari all’importo del trattamento pensionistico di vecchiaia o anticipato che spetterebbe al lavoratore al momento della risoluzione contrattuale. A questo si aggiunge il periodo per il quale l’azienda si impegna a versare la contribuzione correlata.

 

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