Non è duplicazione risarcitoria la liquidazione del danno morale al lavoratore infortunato

Il lavoratore che ha subìto una lesione alla salute può essere risarcito, con una differente ed autonoma valutazione, anche per la sofferenza interiore patita come conseguenza della lesione del suo diritto alla salute e senza che ciò dia luogo ad un'ipotesi di duplicazione risarcitoria.

È quanto emerge dall'Ordinanza n. 24473 del 4 novembre 2020 della Corte di Cassazione, con la quale i giudici di legittimità precisano che la succitata sofferenza merita una valutazione a sé stante, ai fini della quantificazione del valore della rendita dovuta al danneggiato. Inoltre, tale conclusione è avvallata dalla nuova formulazione dell'art. 138 lett. e) del codice assicurazioni private introdotta dalla Legge di stabilità 2016, il quale sostituendo la precedente rubrica da 'biologico' a 'danno non patrimoniale', permette di estendere la tutela ad ogni lesione di interessi o valori tutelati dalla Costituzione che non possono essere valutati economicamente.

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