Massima tutela del Governo a favore dei lavoratori che si dovessero trovare ad essere licenziati in periodo Covid

Negli ultimi mesi causa pandemia del coronavirus abbiamo assistito ad una crisi economica mondiale forse senza alcun precedente. Il PIL mondiale si è portato su livelli fortemente negativi e diverse aziende hanno dovuto chiudere i battenti e sono fallite. La normativa sul blocco dei licenziamenti reintrodotta dal Governo, non ammette eccezioni né deroghe. Sicché, i furbetti che intendessero utilizzare delle modalità per aggirarla, sarebbero sanzionati. Vediamo come. Quindi, rispondiamo alla domanda: “quante tutele ha stabilito il Governo a favore dei lavoratori che si dovessero trovare ad essere licenziati in periodo Covid?”. Ebbene, in caso di licenziamento, il recesso del datore sarà nullo e il dipendente avrà diritto alla reintegra, all’indennità e ai contributi. Ma, a parte le regole, nella realtà, cosa sta accadendo?

CASI PRATICI RIGUARDANTI LICENZIAMENTI

Risale all’11 novembre una sentenza del Tribunale di Mantova che ha dato pronta applicazione alla legge emergenziale. Insomma, il divieto di licenziamento durante l’emergenza Covid è, effettivamente, tassativo e insuperabile. Infatti, la decisione recentissima del giudice di primo grado ha dichiarando nullo il licenziamento di un’impiegata, ordinando la sua reintegra nel posto di lavoro. Inoltre, ha stabilito il risarcimento dei danni, consistente in un’indennità sostitutiva della retribuzione per i periodi non lavorati. La nullità del licenziamento, nella specie, scaturirebbe dalla violazione dei Decreti Cura Italia e Rilancio, che rappresentano norme di ordine pubblico, di natura imperativa. Pertanto, esse non sono derogabili. Lo stop ai licenziamenti, dunque, in quanto giustificato dalla situazione di emergenza legata alla pandemia, ha la forza di derogare la legge ordinaria. Ciò, naturalmente, in maniera temporanea, per la durata della situazione di eccezionalità.

In conclusione, il governo ha tutelato al massimo quei lavoratori che si dovessero trovare ad essere licenziati in periodo Covid. Nella specie, il divieto in discorso è stato prorogato fino al 31 gennaio 2021, salvo ulteriori proroghe.

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