La Fe.N.A.I.L.P. scrive all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e al Ministro Roberto Gualtieri chiedendo per tutti i titolari dei patentini l’applicazione punto 3 del comma 660 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160

Alla cortese attenzione del Direttore Marcello Minenna

La Fenailp, Federazione nazionale autonoma, che rappresenta, tra gli altri, i titolari di patentini, di cui all’art. 16 della Legge 22 dicembre 1957, n. 1293, di organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio, chiede a codesta Agenzia di voler chiarire il portato di quanto asserito in una news attribuita alla Federazione italiana tabacchi, nella quale si afferma che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, avrebbe fornito alcuni chiarimenti sulla vendita dei filtri e delle cartine e la corretta applicazione del comma 660 dell’art. 1 della Legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Chiarimenti che potrebbero essere stati emanati con determinazione del Direttore dell’Agenzia, come previsto dalla legge in parola, ma che non essendo stati reperiti nel sito istituzionale, malgrado le ricerche effettuate, con la presente se ne chiede copia del provvedimento eventualmente adottato.
Come è noto il comma 660 dell’art. 1 della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020, è intervenuto, nel corpo delle disposizioni normative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi, e relative sanzioni penali e amministrative di cui al D.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, ad aggiungere e disciplinare, dopo l’articolo 62-quater, l’articolo 62-quinquies, un aumento dell’imposta di consumo sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo.
Sempre il predetto comma 660, al punto 3, statuisce che i prodotti accessori, come le cartine, le cartine arrotolate senza tabacco e i filtri funzionali ad arrotolare le sigarette, debbano essere vendute al pubblico “esclusivamente” per il tramite delle rivendite di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293, escludendo, e così modificando “tacitamente” il sistema di vendita contemplato e disciplinato dall’art. 16 della legge citata.

Come Federazione siamo intervenuti nei confronti del Governo, per sottolineare come, dal momento che il comma 600 disponeva l’aumento dell’imposta di consumo, nella misura pari a euro 0,0036 del prezzo contenuto in ciascuna confezione, come era possibile limitarne la vendita al pubblico alle sole rivendite?

Una tale disposizione determinerebbe una forte contrazione dell’offerta di tali prodotti che, invece, si potrebbe avvalere, come del resto è accaduto sino ad oggi, della capillare presenza sul territorio dei numerosi possessori di patentini, e non solo, atteso che tali prodotti sono soggetti al mercato libero e pertanto acquistabili anche in altri esercizi commerciali di generi diversi.

Tutto questo contrasta, con indubbia evidenza, con l’interesse dei monopoli di Stato che ne trarrebbero, invece, un sicuro maggiore gettito fiscale.

Orbene, premesso quanto sopra, creano non poche perplessità, i chiarimenti sulla vendita dei filtri e delle cartine, attribuiti all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dalla news della Federazione italiana tabacchi, in quanto pur riprendendo la norma che attribuisce la vendita dei prodotti accessori di fumo “esclusivamente” alle rivendite, escludendo qualsiasi altro soggetto, in ragione di supposta e non spiegata “complementarietà” tra le rivendite e i patentini, autorizza questi ultimi alla vendita dei predetti accessori di fumo.

Ma tale disposizione contrasta con la “qualità” della norma che dispone sulla materia. Infatti, in base alla lettera della norma risulta evidente la volontà di limitare gli strumenti di vendita solo a quelli in essa espressamente indicati (le rivendite), senza che siano possibili delle ulteriori aperture, in quanto, l’utilizzo dell’avverbio “esclusivamente”, seguito da un puntuale elenco, richiama una tecnica di redazione della norma adottata dal legislatore quando intende conferire al precetto carattere di tassatività.

Proprio quest’ultimo, consente di fare richiamo al brocardo latino “ubi voluit dixit, ubi noluit tacuit”, secondo il quale, se il legislatore avesse desiderato estendere l’ambito di applicazione della norma anche ad altri strumenti di vendita, lo avrebbe fatto.

Se non lo ha fatto è proprio perché il legislatore non lo ha voluto.

In ogni caso, se una norma di rango primario non può essere modificata o contraddetta da una fonte secondaria del diritto in ossequio al principio di gerarchia delle fonti, a maggior ragione non si può ammettere che ciò avvenga per mano di un atto amministrativo (ad es. il provvedimento di chiarimenti dell’Agenzia), il quale non fa neanche parte del nostro sistema delle fonti.

Questo strumento di esercizio dell’attività amministrativa deve soggiacere inoltre al principio di legalità nella sua accezione comunitaria in base all’art. 1, 1 comma della legge 241/90.
Tale norma, infatti, stabilisce che tutta l’attività amministrativa è informata ai principi comunitari, tra i quali per espressa indicazione della Corte di Giustizia, si annovera quello di legalità nella sua accezione forte, secondo la quale l’atto amministrativo non solo deve essere autorizzato dalla legge, ma in base ad essa, deve essere predeterminabile il suo contenuto.

Nell’ottica di assicurare una maggiore tutela al privato nei rapporti con la pubblica amministrazione, quest’ultimo deve poter prevedere il contenuto dell’atto amministrativo in base al quadro normativo di riferimento.

Per tale ragione non può essere ammissibile l’operazione inversa, cioè che sia paradossalmente un atto amministrativo a modificare il contenuto della legge, come diversamente vuole operare il provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli richiamando un carattere di una supposta “complementarietà” tra i patentini e le rivendite.

I possessori dei patentini sono, invece, esclusi ai sensi dell’art. 1 comma 660 punto 3 della Legge 27 dicembre 209, n. 160 dalla vendita al pubblico di filtri e cartine, così come tutti quegli esercizi commerciali di generi diversi.

Alla luce delle considerazioni sin qui fatte, anche tutte le disposizioni circa l’approvvigionamento, la vendita al pubblico e l’applicazione dell’IVA ordinaria, non hanno ragione di essere contestate, al di là della loro artificiosa costruzione, in quanto i filtri e le cartine possono essere vendute “esclusivamente” dalle rivendite di tabacchi ai sensi della più volte richiamata Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, art. 1 comma 660, punto 3.

In conclusione, nel ribadire la richiesta di ricevere copia del provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, se si vuole concordemente porre rimedio ad un sicuro “inciampo” del Legislatore (un controsenso: da un lato viene aumentata l’imposta sul consumo e con lo stesso provvedimento se ne limita il mercato), siamo disponibili ad un confronto con codesta Agenzia per trovare soluzioni che passano contemperare le esigenze delle diverse parti in causa.

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