Il lavoratore che contrae il Covid può chiedere il risarcimento in alcuni casi al suo datore

Il datore potrà essere obbligato a risarcire il dipendente solo se venga riconosciuta una sua responsabilità civile o penale. Per dimostrare la responsabilità del datore non è sufficiente che l’INAIL abbia preso in carico quell’evento come infortunio. Infatti un infortunio può verificarsi anche per casi di forza maggiore o per un caso fortuito. Non è detto che se il lavoratore ha subito un infortunio a monte ci sia per forza una responsabilità del datore. Lo afferma con chiarezza anche la recente circolare dell’INAIL 22 del 2020. Si legge che il riconoscimento delle prestazioni INAIL non ha rilievo di prova né in sede penale, né in sede civile.

IL LAVORATORE CHE CONTRAE IL COVID PUÒ CHIEDERE IL RISARCIMENTO AL DATORE?

La norma su cui si basa la responsabilità del datore di lavoro è l’art. 2087 Codice Civile. La norma obbliga il datore ad adottare tutti gli strumenti necessari per garantire l’integrità fisica del lavoratore.

Se questo principio fosse applicabile in termini assoluti il datore di lavoro sarebbe obbligato ad assumere ogni cautela possibile ed immaginabile per evitare qualunque tipo di pericolo al dipendente.

In realtà non esiste un posto di lavoro a rischio zero. Per questo la Corte di Cassazione afferma che non si può ritenere responsabile il datore per ogni e qualsiasi tipo di infortunio. Non si può pensare che i sistemi di sicurezza adottati fossero necessariamente inadatti solo perché si è verificato un infortunio. Occorre invece che l’infortunio sia derivato dal mancato rispetto di obblighi precisi che la legge pone in capo al datore. Ciò afferma la sentenza 3282 del 2020.

Questo vale anche se l’infortunio consiste nell’aver contratto il Covid sul luogo di lavoro. Il datore sarà responsabile e tenuto al risarcimento solo se si dimostra una sua precisa responsabilità. Per esempio non aver adottato tutte le misure di contenimento del contagio che la legge pone a suo carico.

Per le normative Covid che il datore deve rispettare si rimanda alla lettura del cosiddetto Decreto Liquidità, convertito in Legge 40 del 2020.

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