Decreto-Legge 21 ottobre 2020, n. 130 (c.d. “D.L. Immigrazione e sicurezza”) – Novità per i pubblici esercizi

In data 22 ottobre, è entrato in vigore il decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale" (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre 2020).

Il provvedimento è stato trasmesso alla Camera dei Deputati per l’avvio dell’iter di conversione, che dovrà concludersi entro il consueto termine di 60 giorni.

Si riporta, di seguito, una sintesi delle principali disposizioni.

1. Disposizioni in materia di permesso di soggiorno (art. 1, lett. b) e g)

La disposizione apporta alcune modifiche al decreto legge 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico sull’immigrazione), in particolare:

- la lettera b) individua specifiche tipologie di permessi di soggiorno per le quali è ammessa la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ove ne ricorrano i requisiti. Si tratta dei permessi di soggiorno per protezione speciale (ad eccezione dei casi per i quali siano state applicate le cause di diniego ed esclusione della protezione internazionale), per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi e per assistenza di minori (nuovo art. 6, comma 1 bis, Testo unico);

- la lettera g) interviene sulla convertibilità in permesso per motivi di lavoro del permesso di soggiorno per ricerca scientifica, già prevista dall’art 27-ter, comma 9-bis del Testo unico, eliminando la necessità di dimostrare la disponibilità di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale.

2. Limitazione traffico navi per motivi di immigrazione (art. 1, comma 2)

Il Ministro dell’Interno - di concerto con il Ministro della Difesa e con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e previa informazione al Presidente del Consiglio dei Ministri - può vietare o limitare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale (ad esclusione della navi militari o in servizio governativo non commerciale), quando il passaggio di una nave straniera sia considerato pregiudizievole per la pace, il buon ordine e la sicurezza di uno Stato costiero, in quanto la nave è impegnata in operazioni di carico o scarico di persone in violazione delle leggi sull’immigrazione vigenti [cfr. art. 19 par. 2, lettera g) della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay (legge 2 dicembre 1994, n. 689]. Resta ferma la facoltà del Ministro dei Trasporti di vietare o limitare il transito o la sosta delle navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico e di sicurezza della navigazione, prevista dall’art. 83 del Codice della Navigazione.

Si prevede, però, che tali divieti e limitazioni non possano trovare applicazione in caso di operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo e allo Stato di bandiera ed effettuate secondo le indicazioni delle Autorità competenti, in base agli obblighi derivanti dalle Convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, nonché dello Statuto dei Rifugiati.

Il mancato rispetto dei sopra indicati divieti e limiti comporta l’applicazione dell’articolo 1102 del codice della navigazione (che – si ricorda – prevede la reclusione fino a 2 anni per il comandante) e la multa da euro 10 mila a euro 50 mila.

3. Modifiche del codice penale (artt. 7 e 10)

L’articolo 7, modificando l’art. 131-bis del codice penale, prevede che l’esclusione della specifica causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto sia circoscritta al reato commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni e non più nei confronti di tutti i pubblici ufficiali. L’esclusione viene, invece, estesa ai casi di oltraggio a un magistrato in udienza (art. 343 cod. pen.)

L’articolo 10, modificando l’art. 588 del codice penale, interviene sulla pena pecuniaria prevista per il delitto di rissa, elevando l’importo massimo della multa dagli attuali 309 euro a 2.000 euro. Si prevede, inoltre, l’aggravamento della pena - reclusione da sei mesi a sei anni (attualmente è da tre mesi a cinque anni) – che si applica per il solo fatto della partecipazione alla rissa, nell’ipotesi in cui, nel corso di questa, taluni resti ucciso o riporti lesioni personali.

4. Disposizioni in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici e ai locali di pubblico trattenimento (art. 11)

La disposizione modifica gli articoli 13 e 13-bis del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48 in materia di divieto di accesso ai locali di pubblico trattenimento o ad esercizi pubblici analoghi.

In particolare, con riferimento all’art. 13, recante misure di contrasto allo spaccio di stupefacenti all’interno o in prossimità di locali pubblici o aperti al pubblico e di pubblici esercizi:

viene sostituito il comma 1 prevedendo la possibilità per il Questore di disporre il divieto di accesso – o di stazionamento nelle immediate vicinanze - ai predetti luoghi o pubblici esercizi anche nei confronti di coloro che abbiano riportato una o più denunzie o siano state condannati anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi tre anni per la vendita o la cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, università, locali pubblici o aperti al pubblico o nei pubblici esercizi. Non è quindi più necessario il passaggio in giudicato della sentenza di condanna ovvero la conferma, in grado di appello, della pronuncia di condanna di primo grado;

vengono aumentate le sanzioni per la violazione di tali divieti prevedendo la pena della reclusione da sei mesi a due anni e la multa 8.000 a 20 mila euro (il testo precedente prevedeva la sola sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 10 mila a 40 mila euro e la sospensione della patente di guida da sei mesi a 1 anno).

Per quanto riguarda l’art. 13-bis del citato decreto legge n.14/2017, recante disposizioni per la prevenzione di disordini negli esercizi pubblici e nei locali di pubblico trattenimento:

viene modificato il comma 1 prevedendo la possibilità per il Questore di disporre il divieto di accesso ai pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento - specificamente individuati in ragione dei luoghi in cui sono stati commessi i reati ovvero delle persone con le quali l’interessato si associa - anche nei confronti delle persone denunciate, negli ultimi tre anni, per reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in pubblici esercizi o in locali di pubblico trattenimento ovvero nelle immediate vicinanze degli stessi o per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio ovvero aggravati da finalità di discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso, qualora dalla condotta possa derivare un pericolo per la sicurezza. Tale misura può essere disposta anche nei confronti dei soggetti condannati, anche con sentenza non definitiva, per taluno dei predetti reati;

si introduce un nuovo comma 1-bis che consente al Questore di disporre il divieto di accesso ai pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento presenti nel territorio dell’intera provincia nei confronti delle persone che, per i reati sopra descritti siano state poste in stato di arresto o di fermo convalidato dall’autorità giudiziaria, ovvero condannate, anche con sentenza non definitiva;

si precisa che (comma 1-ter), in ogni caso, la misura disposta dal Questore ai sensi dei commi 1 ed 1-bis, ricomprende anche il divieto di stazionamento nelle immediate vicinanze dei pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento ai quali è vietato l’accesso;

il divieto di accesso di cui ai commi 1 e 1-bis, può essere limitato a specifiche fasce orarie e non può essere inferiore a sei mesi né superiore a due anni;

il divieto di cui ai commi 1 e 1-bis può essere disposto anche ai minori di anni 18 che abbiano compiuto 14 anni ed è notificato a coloro che esercitano la responsabilità - il Questore può anche prescrivere ai soggetti, cui è notificato il divieto di accesso di cui ai commi 1 e 1-bis, di comparire personalmente una o più volte, negli orari indicati, nell’ufficio o comando di polizia del luogo di residenza dell’obbligato o in quello specificamente indicato;

vengono inasprite le sanzioni per la violazione di tali divieti e prescrizioni prevedendo la reclusione da sei mesi a due anni e la multa 8.000 a 20 mila euro (il testo precedente prevedeva la reclusione da sei mesi a 1 anno e la multa da 5 mila a 20 mila euro).

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