COVID-19: Imprese e Lavoro - Ecco il piano per rilanciare l'Italia

Sei i punti chiave dai quali ripartire: imprese e lavoro; infrastrutture e ambiente; turismo, arte e cultura; pubblica amministrazione; istruzione, ricerca e competenze; individui e famiglie

È stato consegnato ieri alla presidenza del Consiglio e sarà presentato nei prossimi giorni il lavoro del Comitato di esperti in materia economica e sociale, la task force guidata da Vittorio Colao.

Si tratta di un elenco di 102 proposte per favorire la ripresa economica del Paese. Il piano è composto da proposte che vanno dal taglio delle imposte all'introduzione di nuovi sussidi familiari, passando per nuovi sistemi per misurare e favorire l'equità di genere. L'elenco è diviso in sei ambiti principali: imprese e lavoro; infrastrutture e ambiente; turismo, arte e cultura; pubblica amministrazione; istruzione, ricerca e competenze; individui e famiglie. Il comitato, precisa la presentazione, «ha operato su base volontaria e senza costo alcuno per la collettività, ha ringraziato il presidente del consiglio per l'opportunità offerta di mettere a disposizione delle istituzioni della Repubblica le proprie competenze». Vediamone alcuni punti fondamentali

Consentire (in deroga temporanea al decreto Dignità) il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza fino alla fine dell'anno.

Favorire l'emersione del lavoro nero attraverso opportunità di voluntary disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione cioè riducendo la contribuzione del cuneo fiscale, nonché prevedendo sanzioni in caso di falsa dichiarazione o mancato perfezionamento delle procedure di emersione.

Per il sostegno al lavoro femminile: avviare la riforma dei congedi parentali indennizzandoli almeno al 60%, individuando forme di supporto pubblico, per incentivarne l'utilizzo specie da parte maschile ed estendere i congedi di paternità a 15 giorni.

Il "reshoring" per le imprese passa dalla necessità di incentivare il reinsediamento in Italia di attività ad alto valore aggiunto e/o produttive con l'obiettivo di rafforzare il sistema paese e la competitività. Il suggerimento è di agire ad esempio tramite decontribuzione dei relativi lavoratori, incentivi agli investimenti produttivi, maggiorazione ai fini fiscali del valore ammortizzabile delle attività rimpatriate. Si indica anche di valutare l'estensione del regime a tutti i nuovi insediamenti produttivi in Italia.

Rinnovare, se necessario, le misure straordinarie per garantire liquidità alle imprese e liquidare i crediti delle aziende verso la Pa e valutare pagamenti anticipati per i lavori pubblici, al fine di agevolare in particolare le Pmi.

Ed ancora rendere più agevole la compensazione orizzontale dei debiti con i crediti fiscali, nonché prevedere la compensazione dei debiti con i crediti liquidi ed esigibili verso la Pa, anche tramite la costruzione di una piattaforma informatica.

Necessario differire il saldo imposte 2019 e il primo acconto 2020 e promuovere un codice di comportamento per il pagamento rapido dei fornitori per di riattivare la circolazione dei flussi di liquidità soprattutto a favore delle imprese piccole e deboli negozialmente. Se serve anche con un intervento legislativo.

Estendere il decreto Liquidità imprese al factoring pro-soluto e al reverse factoring a garanzia della filiera e modificarlo per permettere il sostegno finanziario anche alle imprese con esposizioni Utp che presentano possibilità concrete di risanamento. Il gruppo di Colao chiede anche di monitorare i livelli di effettiva erogazione di liquidità alle Pmi e, dove necessario, semplificarne i processi di rilascio.

Escludere il 'contagio Covid-19' dalla responsabilità penale del datore di lavoro per le imprese non sanitarie e neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di interventi organizzativi per l'adozione dei protocolli di sicurezza; definire e adottare un codice etico per la pubblica amministrazione sullo smart working.

«Il settore turistico è impattato dalla pandemia in modo gravissimo» si legge in premessa. La cura? Agevolazioni e defiscalizzazioni per le attività del 2020-2021, incentivando gli operatori ad aprire in modo da preservare sia l'avviamento sia l'occupazione, in particolare stagionale (ad es. defiscalizzazione contributiva in caso di assunzione, aumento delle agevolazioni rispetto agli extra costi dovuti alla sanificazione, incentivi alla riapertura.

Lanciare un piano nazionale per l'apertura di nidi (0-3anni): che si occupi, nello specifico, di estendere l'offerta raggiungendo «in 3 anni il 60% dei bambini ed eliminando le differenze territoriali tra Centro, Nord e Mezzogiorno. Attualmente la disponibilità di nidi è ancora bassa (25%) e fortemente sperequata sul territorio. I bambini del Sud in pochissimi (10%) hanno l'opportunità di frequentare il nido ed è proprio al Sud che la fecondità è ormai più bassa- perché - il nido è un servizio educativo a cui devono poter accedere tutti i bambini senza differenze». Richiesta, infine, un'organizzazione dei servizi con orari flessibili e aperture anche nei giorni festivi in modo da garantirne la dovuta flessibilità nell'utilizzo.

Si pensa infine a un "contributo di libertà", un contributo "pubblico tipo reddito di Emergenza e/o Cittadinanza che garantisca loro un supporto iniziale, da destinare a spese di sussistenza, alloggio, mobilio, salute, educazione e socializzazione dei figli, corsi professionali, vita autonoma" per le donne vittima di violenza. A ciò si aggiungano: l'erogazione di "incentivi per l'assunzione e la creazione di una Rete di Imprese contro la Violenza, ad adesione volontaria, per un confronto sullo sviluppo di politiche ed azioni aziendali in favore sia delle donne inserite grazie al programma sia di ogni lavoratrice eventualmente esposta a forme di violenza in ambito domestico.

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