Ancora da decifrare il futuro dello smart working

Utilizzato in misura assai più marcata nel periodo di chiusura di gran parte delle attività (8,8%, per lo più dei segmenti finanziario, assicurativo, di supporto alle aziende, dell’informazione e in vari rami professionali) rispetto ai mesi precedenti (1,2%), ad oggi, il numero degli addetti in smart working, risulta essere il 5,3% del totale e il proseguimento della sua applicazione in futuro lascia riluttante gran parte delle imprese.

A renderlo noto è un’indagine di Community Research&Analisys che evidenzia come, una riorganizzazione del ciclo produttivo che preveda appunto il lavoro agile, sia contemplata da una percentuale abbastanza esigua di aziende, per lo più del Nord Ovest( 6,6%), seguite da quelle del Centro (5,8%), del Nord Est (4,7%) e quindi del Mezzogiorno (4%).

Il Report rimarca inoltre come lo smart working possa avere un futuro a detta delle unità produttive di grandi dimensioni (67%) mentre, a tale possibilità, guarda con interesse solo il 21,9% delle micro.

Nella prospettiva di un mantenimento di tale format lavorativo, il tema è già oggetto di confronto tra forze politiche, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali per dare un inquadramento condiviso appunto a tale modalità occupazionale.

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